Vendere animali, che male c'è?
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Vendere Animali, che male c’è?

Vendere animali, c’è forse qualcosa di male?

Molti danno per scontato che, se una persona è disposta a spendere denaro per comprare un animale, questa stessa persona sia motivata allo stesso modo a prendersene cura.

Non è sempre cosi, purtoppo.

Garanzie non ce n’è, ne in un caso nè nell’altro.

Lo dicono i fatti circostanziali, l’evidenza che sta proprio sotto i nostri occhi.

Nonostante stiamo vivendo un periodo storico di grande divulgazione e sensibilizzazione, le statistiche parlano di una ancora troppo alta percentuale di abbandoni, di abusi, di attività lucrative a spese di esseri viventi e senzienti.

Si stima che, solo in Italia, i casi di maltrattamento nei confronti di animali domestici si contino a migliaia, ogni anno.

Di tutte queste informazioni è strapieno il web, che gronda di articoli denuncia in modo ormai quasi ridondante.

In un simile contesto, le parole si sprecano, le immagini si sfocano, la sensibilità diventa politica e la vita non è più un dono, ma un diritto che ha valore in funzione di leggi e sanzioni.

Restando sul tema del vendere animali, una cosa su cui si riflette veramente poco è la seguente:

Se per consentire alle persone di acquistare il proprio animale domestico, sono stati realizzati negozi ed allevamenti specifici per ogni esigenza, di contro, cosa comporta invece recarsi in un canile o in un rifugio e confrontarsi con la reclusione, con l’abbandono e con la sofferenza, sia essa fisica o emotiva?

la nostra risposta è: Coraggio.

Comporta senz’altro il coraggio di accettare la realtà attuale.

Non da meno una certa dose di discernimento.

Quando si sceglie di prendere un animale domestico, comprare può sembrare per alcuni la cosa più semplice da fare, specialmente da parte di privati conoscenti.

Ma ahimè è anche la scelta meno coerente rispetto alla realtà che ci circonda.

vendere animali doggy
Photo by Erda Estremera on Unsplash

LO PAGHERESTI UN CANE COSI?

Quello che spesso spinge all’acquisto di animali è un atteggiamento di pacata ignoranza e di falsa coscienza, alimentata da un sistema che incoraggia al consumismo e al possesso in misura sempre crescente.

Quanto valutereste plausibile, per coloro che acquistano animali da compagnia presso allevamenti e negozi specializzati, la possibilità di recarsi per esempio in un canile Lager ?

Per poi magari portarsi a casa un cane, cucciolo o adulto che sia, reduce da una vita in box, o da randagio, o da maltrattato?

Portarlo a casa magari sporco, magari malato, magari con piaghe oppure con le pulci.

Portarlo a casa e averne cura, donargli nuova vita, pulirlo, sanarlo e guarirlo, assumendosi una responsabilità che accomuna, che ci piaccia o no, tutto il genere umano senza eccezioni.

Lo paghereste un cane cosi?

Difficilmente lo farebbe chi, sborsando cifre ragguardevoli, si è appena accertato che il pedegree del suo nuovo amico sia autentico.

Eppure, fondamentalmente, in ciò non vi è di per sè nulla di male.

Il denaro è uno strumento, un mezzo. E’ un energia che sta a noi far circolare in una direzione piuttosto che in un altra.

Dunque sarà l’uso che un essere umano sceglie di farne a conferirgli un valore che possa andare oltre il significato prettamente economico.

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L’AVERE CURA E IL PRENDERSI CURA

Dicevamo, l’animale da compagnia, si, ok.

Ma dove è finita la cura?

Non intesa come sostantivo e neppure in termini medici.

La Cura, questa qualità che l’essere umano più di ogni altra creatura ha la facoltà di dispensare.

Se provate a digitare la parola cura sul web, il primo contenuto che apparirà è la pagina dedicata ad un software di ultima generazione per la stampa 3d.

La nostra scala dei valori funziona alla stregua di un elenco serp, o siamo ancora capaci di pensare da soli?

Heidegger distingueva tra l’aver cura ed il prendersi cura, dove ‘prendersi cura’ è riferito a ciò che lui definiva gli ‘utilizzabili’: ciò che ha funzione di strumento, come gli oggetti.

Mentre ‘aver cura’ significa invece riconoscere all’altro la piena libertà di curarsi di sè, rispettandolo nel suo essere autentico.

I nostri animali sono esseri autentici?

Se la vostra risposta è stata si, la prossima domanda da porsi riguarda più che altro ciò che significa per loro essere autentici.

Dunque non dalla nostra personale prospettiva (ancor peggio da quella comune), ma da quella dell’animale stesso.

Vendere animali è in realtà un gesto ricco di implicazioni e che richiede perlomeno un’onesta riflessione al riguardo.

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VENDERE ANIMALI È UNA LICENZA DELLA MENTE

Cio che muove, rispetto alla stesura di un articolo come questo, è il desiderio profondo di far leva sulla mentalità, ancor più che sul cuore della gente.

La possibilità di riflettere sul criterio che ci muove lungo la direzione scelta, piuttosto che sulla scelta stessa.

Non è quello di mostrare la sofferenza animale e dire ” Ecco, tutta colpa degli esseri umani!” con il risultato di massificare ancor di più quell’abbondante porzione di umanità inconsapevole e dormiente che colonizza la terra invece di abitarla.

Il benessere degli animali è direttamente proporzionale all’evoluzione umana.

Dunque non Chi, ma la mentalità di chi. Non Cosa, ma l’atteggiamento mentale che porta a quella cosa.

Non è una mente ma una mentalità che spinge a credere che, infondo, vendere animali non sia poi cosa grave. Questione di prospettiva,no?

Non si sta parlando azioni, nè di sensibilità, nè di volontà, nè di tendenze. Solo di una mentalità di base che sortisce effetti diversi in base alle persone che incontra.

La mentalità di chi tratta gli animali come merce, che compie atti orribili, sfruttandoli nei modi più abbietti, è la stessa mentalità espressa in modo differente di chi presume di poter disporre della loro sorte, di poter decidere per le nascite tanto quanto per le morti, come, quando e in che misura.

Pare talmente grande il problema, da sollevare ormai quasi più rassegnazione che consensi. Viviamo un periodo in cui voltar pagina di fronte alle brutture è un gesto di quotidiana routine. Perchè tutto è davvero troppo,troppo,troppo. E non sappiamo gestire tanta sofferenza.

E allora ridimensioniamoci, e cominciamo partendo da qualcosa di più familiare.

Per esempio la realtà tra le mura domestiche.

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NATI DALL’AMORE

Vendere animali può essere un gesto motivato dall’amore?

Con questo titolo introduco l’argomento delle cucciolate casalinghe.

Un tema su cui l’ignoranza dilaga, motivo per cui sento di volergli dedicare qualche riga.

Leggo spesso questo tipo di annunci, sulle bacheche, sui social, affisse sulle vetrine di qualche negozio: ‘nati dall’amore di … “Fido e Peggy” ‘, con tanto di foto di famiglia.

Non vi è qualcosa di male nel voler lasciare che i propri animali possano esprimere la loro sessualità e sperimentare la maternità.

Tuttavia ci sono una serie di aspetti che andrebbero sempre considerati.

In molti casi neppure si segue un iter sanitario adeguato. In altri i cuccioli non vengono affidati con criterio.

Persino per il più preparato dei volontari, valutare una buona adozione è cosa ardua.

Certamente l’esperienza insegna ed anche tanto, e tra le altre cose si impara che le persone spesso cercano la compagnia di un animale per compensare i vuoti che scavano le loro vite. Ad infilarci dentro un cane o un gatto è presto fatto, ma dopo?

Incoraggiare l’attitudine all’acquisto di animali, anche se fatto con le migliori intenzioni, non contribuisce a cambiare la mentalità a cui si fa riferimento sopra.

Ma non è tutto qui, purtoppo:

Tralasciamo la teoria per riportarvi bruscamente con i piedi per terra e dirvi che, secondo i dati ufficiali, sono quasi 120.000 in Italia, i cani all’interno dei canili rifugio.

Un numero difficile da stimare con sicurezza, che ovviamente non calcola la quantità spaventosa di cani randagi sulle strade.

Ciascuno di questi cani è in attesa di una famiglia che sia disposta ad adottare.

Una famiglia in meno per ogni batuffoloso cucciolo ‘nato dall’amore’ che verrà venduto o regalato solo ad amanti animali.

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E’ necessario,oggi, contestualizzare l’istinto naturale all’accoppiamento dei nostri animali all’interno del periodo storico che stiamo vivendo.

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Non si vuole negare loro tale possibilità a prescindere, si tratta di valutare con onestà quanto il nostro rapporto con loro abbia impattato sulla loro specie e sulla loro evoluzione.

Possiamo chiudere un occhio oppure tutti e due, pensare che infondo non vi è nulla di male se consentiamo ai nostri cani di accoppiarsi.

Diamo per scontato che sia giusto che essi si esprimano nei loro istinti naturali, giusto?

Eppure abbiamo facilmente accettato l’idea che essi non vivano più in una condizione naturale ormai da parecchio, a cominciare dal ‘cibo‘ super processato con cui siamo soliti riempirgli la ciotola.

I loro istinti, i loro ritmi, sono già cambiati da tempo in funzione dei nostri. Eppure questo cambiamento avvenuto gradualmente non ci tocca più di tanto.

In realtà abbiamo già influenzato grandemente il loro modo di vivere le esperienze e di percepire gli istinti.

Inoltre, la mercificazione di Anime senzienti resta comunque tale, anche se si consuma tra le calde mura di casa.

Crediamo sia giusto aggiungere che ogni caso va considerato a sè, e non è corretto puntare il dito su tutte le persone che hanno consentito ai propri animali di accoppiarsi.

Tuttavia non mi esimo dal dire che, personalmente, la dicitura ‘vendesi cuccioli’ mi lascia un grande senso di vuoto e di tristezza.

Cuccioli di cane, di gatto, di coniglietto nano… cuccioli di uomo… si sà, che anche le adozioni umane richiedono dei costi. Eppure si parla di adozione, non di compravendita. Come mai?

Le parole del cambiamento

Forse è il linguaggio che cambierà il mondo. Non la bellezza, purtoppo, in quanto spesso neppure siamo in grado di accorgerci che ne siamo circondati.

La bellezza invece potrebbe cambiare l’uomo, ma l’uomo deve riuscire a cogliere le sfumature, aprire lo sguardo sul significato autentico della bellezza, non solo quella di facciata.

Gli animali in parte sono qui per questo. Ci potrebbero insegnare a riconoscerla tutta questa bellezza, sarebbero ottimi maestri se solo noi fossimo disposti a riconoscere il nostro ruolo di studenti.

Per aspirare a diventare a nostra volta maestri dobbiamo prima desiderare di imparare.

Lasciare da parte tutte le cose che pensiamo di sapere ed essere disposti a cambiare il nostro sguardo sul mondo, i nostri pensieri.

Ogni tanto anche cambiare le parole che usiamo per descrivere le cose, che fanno si che tutto abbia un nome e una designazione e quindi non ci sia altro da aggiungere.

C’è sempre qualcosa da aggiungere, la creazione cambia istante dopo istante e così anche il suo messaggio cambia.

Invece continuiamo a mettere laddove non serve, aggiungiamo futilità, titoli, forme di cortesia, almeno una dozzina di automobili all’anno e non siamo capaci di aggiungere valore e dignità alle creature che dividono con noi lo spazio di questo piccolo pianeta ormai saturo della nostra vocazione per il superfluo.

Usiamo tantissime parole inutili e non ci curiamo di ascoltare la natura che ha tante cose da dirci, solo perchè ormai siamo convinti che l’intelligenza si misuri in base alla parola.

Ma non vi sembra un pò vecchia questa solfa? Come se non esistesse mezzo di comunicazione più evoluto del nostro linguaggio, mentre invece è proprio quello ci ha messo nel sacco, ponendoci dei limiti assurdi.

Per fortuna che gli animali, anche quelli in catene, non saranno mai schiavi tanto quanto sappiamo esserlo noi di noi stessi.

# vendere animali, che male c’è?

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