il cuore immaginale
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IL CUORE IMMAGINALE #filosofia del cuore

Che cos’è il cuore di cui parlano i poeti, quel contenitore dove mettiamo i sentimenti, da cui sbocciano le intuizioni?

Da dove viene quel senso di calore umano che proviamo quando amiamo o quando siamo commossi?

Forse da un muscolo che pompa sangue?

Tutte le filosofie e le tradizioni più antiche ne parlano.

All’interno degli insegnamenti sapienziali, indipendentemente dall’origine, il cuore ha sempre ricoperto il ruolo di centro nevralgico in un senso ampio.

Non viene mai propriamente inteso solo in quanto organo fisico, ma come dimensione energetica, un equivalente extracorporeo. 

Spesso viene descritto come un luogo, una dimensione non locale, o come un’energia in movimento.

Pare che il cuore cosi inteso sia comune a tutte le culture spirituali.

Ad esempio, la tradizione induista lo identifica col nome di Anahata, il chakra del cuore.

In Ayurveda si parla di Hridayam (letteralmente “questo è il centro”) , situato a destra in corrispondenza del cuore fisico.

Gli antichi greci dicevano che l’ aisthesis, termine che indica la facoltà di percepire e elaborare sensazioni, è collocata nel cuore.

Anche gli antichi Egizi distinguevano il cuore in quanto organo, dal cuore come accezione spirituale, dimora della coscienza e dell’anima.

L’antica medicina cinese definisce il cuore come “il Sovrano”, sede dello Shen: lo spirito divino che ci anima.

La Bibbia in molte occasioni parla della saggezza del cuore.

La scienza stessa, ha voluto offrirci la sua definizione di cuore simbolico, descrivendolo come un “centro di energia bio-elettrica” che fluisce e permane nel nostro corpo.

Un fenomeno misurabile e coerente.

Cosi scientificamente inteso, il cuore ha inoltre un impatto su tutto ciò che entra nel suo campo vibrazionale e possiede un magnetismo in grado di influire sulle emozioni, i pensieri e la materia.

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Il Cuore creativo

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Il cuore più antico di tutti compare nei miti egizi: è il cuore di Ptah, che creò l’universo traendolo dalle immagini che aveva nel cuore.

J. Hillman

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James Hillman parla spesso del cuore immaginale.

Lo descrive come un’ intelligenza del cuore che ‘connota l’atto di conoscere e amare simultaneamente per mezzo dell’atto immaginativo’.

Secondo lui il concetto di cuore passa necessariamente attraverso delle immagini, e sono queste a conferire al cuore un significato piuttosto che un altro.

Per esempio, nei suoi scritti ne cita una che richiama il senso di mettere cuore. Un’immagine che contempla l’umanità e l’eroismo, la passione e la compassione. Quel tipo di cuore che si manifesta nell’azione e nell’impeto , detto ‘Il cuore del Leone’.

Eccone un’altra, che suggerisce invece il cuore come sede dei sentimenti e dell’amore romantico. Ma anche del senso del divino, dei desideri e della vergogna. Hillman lo definisce il Cuore di Agostino.

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‘Cor meum, ubi ego sum quicumque sum’.

Mio cuore, dove io sono chiunque sono.

Agostino d’ Ippona (Conf. X, 3: PL 32, 781)

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Il termine cuore ci mette in parte di fronte a dei limiti, in quanto una definizione sola si protende verso molteplici significati, diversi tra loro e talvolta misteriosi.

Ma allo stesso tempo ci apre ad una comprensione percettiva ed immaginativa che ci appartiene, ben più vasta di quanto possa suggerire una semplice parola.

In pratica, attraverso le immagini possiamo percepire la presenza di un cuore immaginale. Viceversa, attraverso il cuore immaginale siamo aperti a tutte le percezioni emotive, sensoriali e intuitive.

Il cuore immaginale non è direttamente legato ai sensi ma attraverso essi è possibile percepirlo. Quando accarezziamo, quando assaporiamo, quando ascoltiamo, siamo nel cuore. O meglio in un’accezione del cuore.

Nel provare amore, impotenza, dolore o coraggio, facciamo riferimento al cuore quale sede di tutto ciò sentiamo dentro di noi.

Forse il cuore è in tutto, e tutto ne scaturisce attraverso?

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Il cuore immaginale di Corbin : un cuore mistico

L’mmaginazione è secondo Henry Corbin un intermondo, un ‘mondo fra due mondi, … mediano e mediatore’.

Questo ‘mundus imaginalis’ di cui parla, utilizza l’immaginazione come l’organo oggettivo della percezione.

Abbiamo ormai inteso che l’immaginazione e il cuore sono collegati e comunicanti, ma secondo il sufismo non esiste un solo modo per immaginare e dunque per attivare il cuore.

I mistici di tutte le epoche e di tutte le tradizioni utilizzano il cuore per percepire e penetrare i misteri spirituali. In quest’ottica il cuore diviene organo deputato alla conoscenza, all’intuizione, alla rivelazione.

Acquista una funzione mediana, come se servisse a mettere in relazione l’essere umano con l’essere divino.

Diventa uno strumento di conscenza, che attraverso l’immaginazione attiva, si fa ‘specchio in cui l’essere Divino manifesta la sua forma, secondo la capacità di quel cuore’.

Funzionando alla stregua di un occhio incorporeo, esso rende il Mistico capace di vedere al di là delle cose, o meglio di coglierne la profondità.

Che senso avrebbe andare a vedere un film in 3D sprovvisti di appositi occhiali?

Il cuore mistico è la lente che permette di superare i limiti della forma, dello spazio e del tempo superficiali.

L’immaginazione attiva, in un contesto spirituale, è dunque la possibilità di manifestare l’aspetto divino intrinseco in tutte le cose. Compresa l’immagine di se stessi.

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Il concetto delle emozioni fossili

Il detto ‘va dove ti porta il cuore’ non sempre è sinonimo di saggezza, sarà capitato a molti di avere l’impressione di seguire il proprio ‘cuore’ ma poi riconoscere di non aver fatto una buona scelta.

Infatti, la saggezza sufista spiega, attraverso le parole di Ibn Arabi, che il cuore va purificato prima di essere seguito.

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Purificato da cosa?

Molte tra le pietre preziose più belle hanno origine dalle rocce, attraverso una serie di processi geologici affascinanti. Uno di questi è detto Metamorfismo, per mezzo del quale le rocce vengono naturalmente sottoposte a calore elevato e forte pressione, causando una serie di cambiamenti chimici.

Si verifica cosi nel tempo una trasformazione stupefacente che muta la roccia in gemma.

Se intendiamo il cuore come la sede delle emozioni, possiamo dire che, in modo simile, giacciono sepolte nel cuore le emozioni obliate, come fossili antichi.

Guardato da questa prospettiva, il cuore somiglia a una miniera di gemme potenziali.

Anche l’alchimia trasformativa e la filosofia ermetica ne parlano, spiegando come gli esseri umani siano dotati di un magnetismo interiore in grado di agire sulla materia emotiva.

Pare, guardacaso, che tale magnetismo origini esattamente dal cuore.

Elevazione e trasmutazione, sono termini utilizzati per descrivere il processo che si verifica quando lavoriamo consapevolmente sugli stati d’animo e sulle emozioni.

Le emozioni infatti vengono descritte come composti, che possono essere lavorati, sgrezzati e portati fino all’espressione del loro massimo potenziale.

Esistono varie tecniche, la maggiorparte di matrice antichissima, che permettono di mettere in pratica un simile processo.

Fondamentalmente, cio che tutte chiedono è una capacità di concentrazione che va oltre il significato scolastico che siamo soliti attribuire al termine.

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Il Cuore immaginale non ha limiti

Possedere la scienza del cuore significa percepire le metamorfosi divine

Herry Corbin

In conclusione, parafrasando, per poter vedere Dio bisogna dunque avere la capacità di immaginarlo, anzichè di pensarlo.

Oggi Dio viene spesso pensato. Poco, molto poco immaginato.

La presenza di Dio non ha origine nella fede ma nell’ imaginatio.

Quando la fede nasce nel cuore immaginale produce uno stato di coscienza diverso dal senso di fede diffuso oggi in occidente.

Il cuore immaginale non produce una forma di Dio (un idolo).

Al contrario lo libera da ogni aspettativa, dai limiti, dai contorni. Semplicemente lo immagina.

Laddove esistono dogmi non può esistere percezione del divino.

Certamente, i semplici credenti si conformano (taqlid) ai loro profeti,
e seguono determinate credenze; tuttavia, essi contemplano direttamente
il loro Dio in una certa maniera nelle loro Preghiere ed
invocazioni; tipificandolo (tamthil) davanti a se stessi, si conformano
all’ordine dei loro profeti. Ma vi sono molteplici gradi nella
Presenza del cuore…

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