Mangia che ti passa

Mangia che ti passa

Pane e nutraceutica

Medicina moderna, medicina omeopatica,medicina naturale, tradizionale, allopatica,olistica, alternativa,sciamanica….E potremmo continuare ancora.

Ciascuno di noi ne utilizza almeno un tipo, e lo fa aspettandosi qualcosa di ben preciso: un risultato.

Alla fine ciò che conta è che funzioni per noi, ci aspettiamo un buon esito e quando non lo troviamo lo andiamo a ricercare, attraverso questa jungla di definizioni,metodi e terapie.

A far loro compagnia è approdata di recente una nuova scienza,che pare stia riuscendo nell’impresa di mettere d’accordo la medicina convenzionale con la terapia naturale: la Nutraceutica, o alimentazione funzionale.

Come si evince dal nome, la nutraceutica è la disciplina che studia le caratteristiche nutrizionali di tutti i composti naturali commestibili che mostrano concreti effetti terapeutici per la salute, e fortunatamente per noi pare che la natura ci abbia messo a disposizione molte preziose risorse. L’alimento nutraceutico si differenzia dalla maggior parte degli integratori alimentari presenti in commercio, perchè non viene arricchito industrialmente ma contiene già in natura la componente funzionale. Di norma i cibi studiati in nutraceutica posso essere detti anche alicamenti o farmalimenti  perchè interagiscono con il nostro organismo, offrendoci rimedio, supporto e potenziando le nostre risorse.

La capacità del cibo di influenzare il nostro stato di salute non è esattamente una novità. Le più antiche e prospere civiltà del passato,conoscevano il potere delle piante e hanno vissuto in salute e in armonia con la natura per secoli, senza affidarsi a niente altro che alla saggezza della terra.

Eppure questa moderna scienza fa molto più che offrirci un metodo di cura alternativo, essa amplia la visuale su un aspetto della nostra vita quotidiana già presente ed istintivo quale è l’atto naturale di nutrirsi.

Perfetto! Quindi è sufficiente scegliere cibi sani e che ci fanno bene e tutto il resto andrà a posto da sè…?  Detta cosi sembrerebbe molto semplice.  Ma per assicurarci un sano stile di vita è necessario affidarci a buone abitudini che saremo in grado di mantenere, perché è la costanza la vera chiave che produce i risultati.

La pazienza,una dote antica

“Mangia che ti passa” è un pò il mantra delle nonne premurose, quelle che nei piatti ci mettevano tanto amore quanto abbondante era la porzione… La consolazione che possiamo trovare in un piatto così è già di per sè terapeutica. La nonna di una volta non preparava di certo i suoi piatti seguendo una tabella nutrizionale, eppure l’associazione con un pasto sano e genuino nasce spontanea.  Senz’altro, in questo caso, la dicotomia cibo ed emozioni meriterebbe di essere approfondita, ma se ci pensate bene, ci sono altri dettagli che caratterizzano la cucina tradizionale casalinga delle nonne. In primis non contemplava l’uso di additivi, aromi artificiali, preparati raffinati. Era sincera come le massaie di una volta. In secondo luogo, il segreto per fare le cose buone era la calma, ogni cosa veniva fatta senza fretta, ed era la regola non l’eccezione! Proverbiale placida rassicurante cucina delle cotture lente, dell’impasto che riposa sotto il panno di lino, del mescolare adagio adagio ma instancabili.

Allo stesso modo,l’approccio alla nutraceutica, richiede la disponibilità ad accompagnare il naturale evolversi delle cose secondo i tempi previsti da mamma natura, lasciandosi alle spalle il vecchio paradigma medico che sopprime i sintomi superficiali e alimenta la malattia profonda.  Accogliere i nostri disagi, il nostro dolore, è un modo per dire a noi stessi che siamo disposti a collaborare e che desideriamo stare bene. Quando scegliamo di assumere farmaci di sintesi,  per soffocare un sintomo o un allergia, trasmettiamo invece il messaggio opposto ed è come se combattessimo contro il nostro stesso corpo.  Risulta assurdo, eppure è ciò che sovente facciamo quando scegliamo di metterlo a tacere con metodi invasivi, appositamente studiati dal sistema farmaceutico per inibire le manifestazioni sintomatiche. I benefici dispensati dalla natura, seppur gradualmente, arrivano sempre.

E’ importante aggiungere che utilizzare metodi di cura naturali non significa diventare irresponsabili e rifiutare cure adeguate quando sono necessarie. La medicina dei nostri giorni è importante, ed è altresì importante farne uso quando occorre.

Tuttavia cominciare a prenderci cura di noi quotidianamente, e non solo quando insorgono i disturbi, è un gesto di coerenza che possiamo compiere nei confronti di noi stessi. Abbiamo la possibilità di trarre vantaggio da molti ottimi composti naturali, privi delle controindicazioni tipiche dei farmaci industriali, oltre che da un’alimentazione quotidiana che sia per noi fonte di piacere e di benessere

Esiste tutto un mondo vegetale, affascinante e ricco, custode di eccezionali proprietà terapeutiche utili per sostenerci al massimo nel nostro cammino fisico ed interiore. Tale potenziale, purtroppo, non solo non ci è stato trasmesso fino in fondo ma è stato in parte dimenticato per fare spazio alla crescita di un’industria farmaceutica sempre più ambiziosa. Il risulato di questo è che troppo spesso,ancora oggi, si tende a banalizzare la capacità del metodo naturale come via di guarigione.

Cerchiamo, come regola generale, se possibile di dare la preferenza ai prodotti stagionali, siamo più connessi ai cicli della terra di quanto possiamo immaginare. E anche se viviamo in una società gastronomica interculturale dove possiamo sbizzarrirci tra infinite proposte culinarie, facciamo in modo di non trascurare la nostra cucina tradizionale, quella che fa parte del nostro prezioso patrimonio alimentare, quell’informazione ereditaria che da una generazione all’altra ci tramandiamo attraverso la memoria genetica …e sì, anche con qualche vecchio ricettario dalle care pagine ingiallite.

Piovono polpette…sì, ma di verdura!

In un mondo dedito alla ricerca di alternative sempre nuove, molti si domandano come dovremmo considerare i surrogati alimentari. Ebbene, è facile imbattersi in simulazioni gastronomiche, alimenti surrogati che hanno il compito di sostituire un determinato cibo imitandone l’aspetto, ma che in realtà possiedono caratteristiche e composizione del tutto diverse.  Dalla bistecca di bovino al burger vegetale il passo è breve, perchè oggi possiamo trovare entrambi al supermercato sotto casa.

Nonostante gli infiniti vantaggi che le proposte alimentari alternative offrono, il rischio che il consumo di surrogati industriali cela è quello di confondere un alimento senza “qualcosa” con un’alimento salutare. Stesso discorso dunque per le bistecche di soja transgenica o le polpette vegan confezionate a lunga scadenza, per i prodotti privi di glutine ma ricchi di amidi modificati, oppure i biscotti senza zucchero farciti tristemente di edulcoranti.   Surrogati si! Però occhio all’etichetta.  Non si tratta di trovare il pelo nell’uovo, ma solo di renderci maggiormente consapevoli.

Detto ciò, talvolta avvalersi di alimenti surrogati può rappresentare un’ottima scelta, soprattutto se fatta in maniera accurata ed intelligente. Qualunque sia la ragione che ci spinge a voler modificare le nostre abitudini alimentari, mettere in pratica i buoni propositi potrebbe inizialmente non essere così semplice. A volte le resistenze partono proprio dal corpo, assuefatto a un certo tipo di sostanze (come gli zuccheri industriali, che creano dipendenza).  A volte è l’inclinazione mentale ad abbandonare con difficoltà le consuete vecchie abitudini, ed in questo il surrogato può giocare un ruolo strategico, traghettandoci gradualmente oltre il girone dei golosi, verso una libertà di scelta di cui ignoravamo l’esistenza.

Già, perchè l’organismo, soprattutto dopo un lungo periodo di assuefazione ai prodotti industriali, si trova in uno stato simile alla dipendenza e ha bisogno di essere ri-educato ad una sana percezione dei sapori e delle proprie esigenze nutritive.  Sarà come riparare dei circuiti corrotti che influenzavano le nostre preferenze alimentari.

L’obbiettivo non è assolutamente quello di escludere la parte piacevole,anzi. Salvo che vi siano esigenze particolari dovute a patologie,è importante concedersi un pò di tutto.

C’è anche il lato divertente, quello creativo… Ricette alla mano o in preda all’ispirazione, possiamo preparare le nostre polpette senza carne,senza glutine,senza additivi,senza inquinamento emotivo, direttamente con le nostre mani e nella nostra cucina. Basta fare un salto sulle oltre 500.000 pagine web dedicate, per trovare ricette come se piovesse. I legumi,per esempio, sono un ottima base per preparare ottimi secondi piatti pronti a sostituire il consumo di carne, non solo per l’apporto proteico, ma anche per conferire la giusta consistenza al piatto.

Non mangiare questo e quello

Quante raccomandazioni abbiamo ricevuto sul cibo, molte che risalgono alla prima infanzia, dove fin da subito qualcuno ci ha fatto capire che le cose più buone al palato di solito sono quelle che dobbiamo evitare.  Questo brutto malinteso richiede assolutamente una spiegazione, anzi una vera e propria correzione.

Nella mente di un bambino questo paradosso alimentare rischia di scatenare una crescente confusione, o addirittura di creare delle situazioni patologiche. In effetti sono di solito proprio i genitori ad “iniziarci” con quegli stessi cibi che poi ci vengono descritti, contemporaneamente, come nocivi per la salute. Permettere a un bambino di mangiare della cioccolata ma comunicargli che il cioccolato in realtà fa male, crea un evidente conflitto, non fosse altro che tale tipologia di cibo è spesso quella messa in stretta relazione con la spensieratezza, le feste, l’allegria e la convivialità gioiosa.

Che non sia in parte il rassicurante eco delle gioie vissute a spingerci verso la ricerca del cibo proibito proprio nei momenti in cui sentiamo il bisogno di bilanciare i nostri stati d’animo più cupi?

Se un bambino trascorrerà gran parte dei momenti di condivisione familiare seduto alla tavola di un fast food, è probabile che quella porzione di cibo scadente assumerà per lui un significato fortemente affettivo.

A qualcuno potrà sembrare assurdo ma sarebbe utile e doveroso aiutare i bambini a non creare associazioni emotive inconsapevoli come quella tra i cibi spazzatura e i momenti di gioco. Molto meglio invertire la rotta prestabilita e portare il gioco nel cibo anzichè viceversa.

E’ possibile creare una situazione in cui i bambini siano resi consapevoli degli effetti del cibo sull’organismo, compreso il fatto che alcuni alimenti possono essere consumati in quantità,mentre altri solo ogni tanto, ma senza creare conflitti e rendendo gioioso e significativo ogni momento del pasto.

Noi tutti, che lo sappiamo o no, nelle nostre scelte alimentari siamo in gran parte influenzati da esperienze e condizionamenti che hanno origine proprio nella prima infanzia. A volte è sufficiente ricordarsene per sganciarsi dal meccanismo.

Una tra le più moderne e interessanti teorie circa la neofobia infantile avrebbe a che fare con la memoria atavica, cioè la diffidenza rispetto a un certo tipo di cibo come risposta ad un’antica e istintiva prudenza, che ci è stata tramandata sin dalla preistoria, quando in natura saper distinguere fra tossico e commestibile era una questione di sopravvivenza. Questo spiegherebbe il rifiuto di molti bambini verso la verdura tal quale e allo stesso tempo ci offre un brillante spunto di riflessione rispetto al ruolo della memoria nello sviluppo delle nostre tendenze primarie.

Il tempo in cui i mandarini e le noci erano il cibo della festa non è poi così lontano, ci sono ancora molte persone che possono raccontarlo, che possono rievocare attraverso i loro racconti la magia di un’infanzia in apparenza molto diversa da quella moderna, ma che di base si centra sulla stessa capacità di sorprendersi, meravigliarsi, assaggiare e scoprire il sapore dei momenti lieti.

La zuppetella

C’era una volta una bambina, che scappava puntualmente dal collegio. Piccola ma decisa, attraversava la notte come un topolino sulla via di casa.

Quella mamma si vedeva arrivare sull’uscio la sua piccola magra creatura, la povertà era tanta ma la fame era di più!

Il profumo di latte caldo si sollevava a sbuffi e il pane secco era già in tavola pronto a tuffarsi nella tazza. La Zuppetella era pronta.

La gioia si misurava in bocconi, zuppi di latte e di amore, e attraverso la luce dei piccoli occhi soddisfatti da tanta bontà.

Una fiaba? No, una vera storia, giunta dai racconti di una oggi mamma, donna che torna bambina ogni volta che il boccone di pane e latte le imbrodola le labbra compiaciute.

Ci sono cose che il cuore assorbe, non importa perchè alcune più di altre. Ma di solito, chissà come, il cibo la fa da protagonista.

Mangia che ti passa. Mangia, mangia…piccola bimba in fuga. Latte caldo per riscaldare il cuore, pezzetti di pane per ritrovare la via.

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