Ma mangia come parli !

C’è una vera e propria guerra in atto, non soltanto mediatica, ma un’ostilità quotidiana che si insinua tra le food factions della nuova era. C’è la tendenza cosi marcata ad identificarsi con uno stile alimentare che ciò non ha potuto fare a meno di trasformare la scelta di cosa mangiare in un uno dei tanti spauracchi della società moderna. Anche laddove si tende a sdrammatizzare, la voglia di prendersi in giro si mescola con un non so chè di pungente e provocatorio. Arrivati a questo punto è difficile districare la matassa…ma proviamoci.

I primi decenni del 900 vedono consolidarsi attraverso la propaganda quei principi alimentari che fino ai nostri giorni ci hanno accompagnati come verità scontate ed inconfutabili , e che ancora oggi influenzano il senso comune. Per alcuni nostalgici rappresentano tuttora l’abc dell’alimentazione consapevole, ci riferiamo a informazioni come queste: ai bambini bisogna far bere il latte altrimenti non avranno ossa forti, gli spinaci sono una portentosa fonte di ferro, la bistecca è un alimento fondamentale per crescere sani e forti.. Gli stereotipi si sprecano..

Ma le nuove generazioni, e qui parliamo in termini evoluzionistici e non di età anagrafica, hanno un concetto di alimentazione consapevole molto più interessante e vogliamo dedicargli qualche riga.
Mangiare si sà, non è mica solo un bisogno primario come ci hanno insegnato a scuola, è un comportamento sociale. E’ un atto profondissimo, molto intimo, inconsciamente collegato all’archetipo materno. Associato e ben connesso ai nostri vissuti in quanto uno dei primi strumenti che ci ha messo in relazione con il mondo.

A volte diventa un oggetto per colmare vuoti interiori e a volte, mai come adesso, il cibo si trasforma in un momento performante. Sicuramente il legame tra cibo ed emozioni esiste ed è piuttosto ingarbugliato. E così qualcuno con poca fantasia ha pensato di fare ordine appiccicando un po di etichette come si fa per organizzare le scatole del trasloco.

Il risultato è una confusione ben assestata, dove Vegano è oramai un termine inflazionatissimo di cui pochi colgono l’essenza, i Carnivori sono diventati una razza pessima e gli Intolleranti un facile bersaglio commerciale..  E poi come pretendere che ad ogni dritto non corrisponda il suo inevitabile rovescio?  La verità è che un carnivoro non è pronto per diventare vegano, e che un vegano non è una persona sofferente costretta a fare rinunce, e qualsiasi altra categoria sotto il sole non è solo una persona che mangia. E forse è su quest’ultimo termine che varrebbe la pena soffermarsi un po più spesso. Già,perchè tra alimentarsi e mangiare pare vi sia una differenza significativa, e per trovarla non occorre andare tanto lontano, un buon vocabolario è sufficiente,per cominciare. Perchè se ingurgitassimo cibo come zombi senz’anima, tutto l’aspetto emotivo svanirebbe e le questioni di coscienza non starebbero in piedi. Ma noi ci alimentiamo con tutti noi stessi, con il corpo con la mente e con l’anima. Mangiare è solo una parte del processo.

Quindi ne emerge che scegliere e consumare il cibo, per un idividuo sano,contempli nutrire il corpo e le emozioni. Il piacere che deriva da un ottimo boccone non è solo nutrizione e nemmeno solo un atto meccanico, è un gesto eclettico che va ben oltre l’apparenza.

Ma allora chi o cosa stabilisce che ci sia o meno un modo più giusto di alimentarsi rispetto ad un altro?

Per chi come me ha fatto una scelta vegetariana il motivo della decisione resta importante, ma è anche fortemente sentito. Non va compreso, va sentito. Forse le parole stanno prendendo il posto della percezione e di quell’intima responsabile consapevolezza che dovrebbe accompagnarci quando ci nutriamo. L’augurio è dunque che ciascuno si conceda spontaneamente un sano ascolto della propria coscienza, e del proprio percorso evolutivo-alimentare: quello giusto al momento giusto.

 

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