“Le notti bianche” di Dostoevskij

“Le notti bianche” di Dostoevskij

Il romanticismo sopravvive all’amore, almeno così pare leggendo il romanzo di Fëdor Dostoevskij “Le notti bianche”.

Un libro che va letto senza aspettative, solo per il gusto di lasciarsi ispirare e coinvolgere giusto un pochino. Ma non troppo, per non sprofondare nella malinconia che scorre leggera come un filo di seta tra le storie dei personaggi. La gioia stessa cela una tristezza quasi annunciata, tra pensieri lenti e meditabondi per poi passare a conversazioni dal ritmo incontenibile, innocenti, come quando un bambino entusiasta deve dirti una cosa e deve farlo subito! La vista sul mondo si fa a tratti grigia, a tratti variopinta e arruffata come una primavera prematura.

 

Si può leggere in poche ore, anzi, in questo caso è la formula migliore per potersi concedere una lettura efficace. Un’amore nasce, ma dove? Forse nasce sulla soglia della mente ancor prima che possa attecchire nel cuore? Forse si. Ma è tutta una questione di prospettiva. Mentre qualcuno attende, qualcunaltro aspetta. Qualcun’altro invece, non si aspetta nulla eppure viene colto di sorpresa e scompigliato da quella primavera timida ma irrequieta. L’amore guardato attraverso lenti graduate, che come un’altalena ti allontana e ti avvicina dalla terra e dal cielo finchè non sai più quale sia il sopra e il sotto della questione. Quando pare che tutto sia deciso, il colpo di scena fa il suo ingresso, e tutto appare inadeguato. Finchè, colui dal quale ci si aspetta che non abbia più le parole da pronunciare , scocca la sua conclusione come una freccia nel cuore. Una freccia che raggiunto l’obbiettivo scoppia in un’esplosione di petali bianchi. Bianchi come solo lui sa, essere la notte.

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