la via del tè

La via del tè

Potremmo cominciare parlando di storia e tradizione, come è consuetudine fare quando l’argomento evoca una pratica antica come la via del tè. Ma non è precisamente quello che faremo in questa lettura, dove ci dedicheremo piuttosto ad assaporare ogni istante di un’ esperienza contemplativa, come se la stessimo sperimentando proprio ora.

La cerimonia del tè ,ormai di moda anche in occidente,rischia di perdere in significato, ridotta ad una collezione di oggetti e una sequenza di gesti.

In realtà non si tratta di un rituale meccanico ma di un dialogo tra i sensi nella pace mentale. Per i praticanti di questa mistica via, tenere a piene mani un chawan caldo di tè fumante è un’esperienza molto diversa dal semplice consumare tè confezionato in bustine dentro una tazza qualunque.

Nell’epoca moderna il rituale del tè si è trasformato in un fenomeno sociale, che nel diffondersi si è allontanato poco a poco dalla sua forma originaria in quanto linguaggio culturale e sacro rito, annacquato nell’onda dell’occidentalizzazione.

Ma la via del tè autentica è sempre stata un canale di ricerca interiore, che intinge la sua essenza nella tradizione Zen. Per chi si approccia infatti al rituale del tè, la vera sfida è andare al di là dell’arte iconica figurativa che compone il rituale e penetrare profondamente in ciò che i monaci giapponesi hanno battezzato la Via, un “cammino,duro ma esaltante, che conduce all’apertura dell’essere ad un livello superiore di coscienza.”∗

“Se offrite una tazza di tè a qualcuno,potrete diffondere la pace”

Soshitsu Sen – Maestro cerimoniere del tè-

La via delle quattro virtù

Il primo grande Maestro che si occupò di trasmettere e preservare la via del tè, fu un monaco giapponese zen, Sen no Rikyū, cerimoniere del tè. Egli seppe ben trasmettere i concetti essenziali alla base della cerimonia del tè in quanto “Via”.  L’arte del tè significava interagire con l’ambiente esterno mantenendo sempre un’attenzione verso l’interiorità ( si veda il concetto di attenzione divisa di Peter Ouspensky), un’ invito a ritrovare il significato della nostra esistenza in quello che si potrebbe considerare un semplice atto di sostentamento come il bere.

La via del tè viene chiamata anche la via delle quattro virtù, quattro qualità essenziali che devono essere presenti in tutto il temae (fasi ed esecuzione) di una cerimonia del tè. Possiamo infatti ritrovare le quattro virtù all’interno del rituale,simbolicamente interpretate sotto forma di azioni e movimenti.

Le quattro virtù sono armonia, rispetto, purezza e serenità.

Armonia significa calmare le turbolenze interiori, concetto base della meditazione, padroneggiando i propri pensieri e regolando la respirazione. Un’ armonia cosmica non solo rivolta a se stessi ma anche in relazione all’ambiente circostante, alla creazione e agli elementi.

Rispetto rappresenta la capacità di eliminare l’ego dall’equazione,riconoscendo profondamente il ruolo di ogni cosa e persona nell’esistenza. Un rispetto che diventa palese nella gestualità della cerimonia,dove ogni cosa non è meno importante delle altre.

Purezza, una virtù  che richiede di guardarsi dentro per purificare il cuore in profondità e mettersi al servizio di un bene più alto. Compiere un atto con tutto il cuore vuol dire arrendersi ad un processo di purificazione che mira a “scacciare dal proprio cuore ogni pensiero impuro, ogni risentimento verso qualsiasi persona o cosa e rendersi disponibili alla grazia.”∗

Serenità significa mantenersi radicati in uno stato di quiete interiore, dedicando il giusto tempo ad ogni singolo gesto. E’ la capacità di rimanere imperturbabili di fronte all’accadere di tutte le cose, senza cedere il proprio potere emotivo.

“Un vero maestro del tè sarà colui che è capace di rendere presenti e vive queste quattro virtù non solamente in sè, ma nel cuore dei suoi invitati.”∗

Portare la Via del tè nella nostra vita

Provare a sperimentare, anche se impropriamente, la cerimonia del tè tra le mura delle nostre case, può essere un modo per cominciare a percepire. Possiamo considerarlo un gesto di iniziazione, attraverso il quale portare poi la Via in tutti i gesti quotidiani. Il tè,come l’incenso naturale, è energia sacra in manifestazione, ponte di collegamento e connessione con la sponda spirituale in questo mondo.

I dettagli per una perfetta ed originale cerimonia del tè giapponese sono complessi e numerosi , ma possiamo fare a meno di elencarli tutti e cimentarci ugualmente nel rituale accontentandoci degli ingredienti fondamentali, perchè la cosa davvero importante è conservarne l’essenza, il significato di cui è impregnata, ricordando sempre che ciò che il rituale cela è puramente simbolico.

Sono dunque la cura ,la calma, le pause tra un gesto e l’altro il vero segreto di questo cerimoniale silenzioso. Quello che la filosofia Zen intendeva esprimere interpretare ed incarnare attraverso il rito era il contatto con se stessi…che infondo è quello che ogni persona cerca, rifugiandosi nelle certezze quotidiane, piccoli rituali personali a cui nessuno fa troppo caso. La cerimonia del tè ci costringe quasi a ricordarci di noi, a riflettere sul nostro modo di fare ogni cosa sovrappensiero senza dedicare attenzione ai nostri movimenti,ai nostri passi, alla percezione dei nostri sensi. Ci risveglia accompagnandoci con gentilezza alla riscoperta del mondo interiore. E quando accade possiamo meravigliarci della bellezza che ci circonda, e cogliere pienamente le sfumature. Toccare una tazza e avvertire il calore che diffonde, quasi il contenuto ed il contenitore fossero parte di una cosa sola, in comunione. Proprio come lo zen e la via del tè. Possiamo addirittura abbassare le nostre maschere e sentire che esistiamo anche senza. E in momenti come questi il richiamo verso la natura si fa più forte e la nostra scala delle priorità si rovescia come una clessidra,restituendo significato anche ad un fruscio di vento, alle gocce di pioggia su un vetro, e all’attimo che rincorriamo tutti i giorni , che ora è in stasi davanti ai nostri occhi come un petalo sospeso.

Te matcha, una tazza che possiamo circondare a pieno palmo di mano, una piccola frusta in bambù chiamata chasen, e un luogo tranquillo possibilmente senza luce artificiale… e possiamo cominciare.

La danza del tè

Come da tradizione, la via del tè richiede di utilizzare il Matcha, una polvere finissima di tè verde. Per ottenerlo le foglie vengono cotte a vapore, essiccate e poi macinate a pietra. Il colore è verde brillante come una gemma che spunta. L’odore ricorda il profumo di un prato dopo la pioggia, quasi di erba appena tagliata.  Ne basta un cucchiaino nell’acqua calda, per poi essere mescolato con il frustino in bambù.

E’ interessante sapere che a differenza del tè comune il matcha va emulsionato in quanto non consiste in una bevanda ottenuta per infusione bensì per sospensione, quindi è importante utilizzare il chasen con un movimento rapido e vibrante. Cosi facendo il te e l’acqua si uniranno in una danza oscillatoria e ad ogni sorso potremo gustare il tè in tutto il suo pieno, ricco sapore.

Al mondo ci sono centinaia di antichi rituali, tradizioni e cerimonie ancora in vita,  evocative e ricche di significato come la via del tè. Tutte, a modo loro esistono per rammentarci che possiamo rievocare la stessa energia ogni giorno, sbucciando un frutto, facendo un bagno, cucinando, ridendo o andando in bicicletta.  Fare tutto questo con consapevolezza e apertura mentale è come infilare la mano in tasca e scoprire che la chiave della felicità è sempre stata nostra.

 

“Il tè non è che : far scaldare l’acqua, preparare il tè, e berlo come si conviene.
Questo è quanto dovete sapere.”

Sen no Rikyū    
monaco buddista zen, cerimoniere del tè.
∗ citazioni virgolettate tratte da “La via delle quattro virtù. Il simbolismo della cerimonia del tè”  di S. J. Soutel Gouiffes

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *